#Nutrizione

Sformato con le foglie di cipolla – ricetta del recupero

Pubblicatodi il Apr 28, 2019 in Le ricette
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Le cipolle sono un ortaggio ricco di sali minerali e vitamine utili per la nostra salute.

Sono prive di grassi, hanno poche proteine poco biodisponibili, fibra e molte poche calorie.

i loro principali elementi nutritivi sono la vitamina C e vitamine del gruppo B, potassio, fosforo, calcio e manganese. Le foglie contengono più vitamina A e C del bulbo e sono molto ricche di vitamina K.

Però, non mangiamo le foglie della cipolla, al massimo quelle dei cipollotti ed è un vero peccato, in termini nutrizionali e anche per quello che riguarda lo spreco di cibo, che sapete essere un argomento che mi sta molto a cuore.

Ho trovato un bel mazzo di cipolla di Tropea IGP, con anche tutte le foglie e l’ho comprato, chiedendo di non tagliare via le foglie per buttarle. Le ho usate per uno sformatino facile, che può costituire un secondo piatto o un antipas

Ho essiccato quelle avanzate per poi usarle per il mio solito brodo granulare vegetale.

 

 

Sformato di foglie di cipolla Rossa di Tropea IGP.

Ingredienti

foglie di cipolla Rossa di Tropea IGP a piacere

4 uova da galline razzolanti

4 cucchiai di pane grattato (o di farina di mandorle)

4 cucchiai di parmigiano reggiano

1 bicchiere di latte (o bevanda vegetale di mandorle senza zucchero)

1 pizzico di sale di Cervia aromatizzato alle erbe

Procedimento

Lavare le foglie delle cipolle e affettarle finemente

Montare bene le uova insieme al pane grattato, al parmigiano e al latte con una frusta a mano, aggiungere il sale.

Disporre i pezzetti delle foglie di cipolla in una pirofila unta con un filo di olio extravergine di oliva e spolverizzata di pane grattato. Aggiungere il composto delle uova.

Cuocere in forno a 180 º per circa 30 minuti.

È buono sia caldo che freddo.

Come si mangia un elefante?

Pubblicatodi il Gen 12, 2019 in Di tutto un po'
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Oggi ho incontrato due persone molto refrattarie al cambiamento. In altre parole, due persone molto attaccate alla loro “comfort zone”, cioè quell’area mentale di conforto, che conoscono bene.
Sono due persone che, però, non vivono bene, hanno tanti problemi di salute mille guai che sembrano concatenarsi uno con l’altro.

Ripensando a questi due incontri mi è venuta in mente questa riflessione.

Nei corsi di management aziendali, prima o poi viene fatta una domanda:
“Come si mangia un elefante?”
Ecco, non so se avete mai visto un elefante dal vivo, è tanto più grande e imponente di quanto nessun documentario possa rendere. In più, se c’è un mammifero che non ci ispira proprio l’idea di farne bistecche è l’elefante.

Quindi? Come si mangia un elefante?
Non si mangia? Si fa arrosto? Sarà buono lo spezzatino di elefante? Meglio le polpette?
La risposta c’è ed è:
“Tagliandolo a fette”.

Questa domanda classica dei corsi di management serve per far capire ai manager che ogni problema va scomposto in pezzi più piccoli per poter essere affrontato.

Lo stesso metodo serve per affrontare il cambiamento.

Quando arrivate nello studio di un nutrizionista, ci arrivate per un problema di salute – anche sovrappeso e obesità (per chi cerca solo un dimagrimento) sono problemi di salute.
I problemi di salute non nascono dal giorno alla notte, ma iniziano spesso senza essere visibili, crescono, esplodono, arrivano a cronicizzarsi.

Le abitudini possono far nascere un problema di salute e/o possono aggravarlo, così come possono controllarlo e/o risolverlo.

Insieme al vostro nutrizionista dovete cercare come scardinare il circolo vizioso che ha creato o tiene in vita il problema che vi ha portato nel suo studio.

Il nutrizionista è lì per darvi degli strumenti e per fare un po’ di strada insieme a voi, per aiutarvi a creare abitudini che prima spezzeranno il circolo vizioso, poi ne instaureranno uno virtuoso.

Ma l’elefante dovete mangiarlo da soli, una volta usciti da quello studio, a casa, al ristorante, alle feste.

Il percorso col vostro nutrizionista sarà più o meno lungo a seconda delle vostre necessità e dipende anche da cosa volete ottenere.
Ma è una fetta dell’elefante, non l’animale intero.

Iniziate a farvi i complimenti per avere tagliato la prima fetta del vostro elefante decidendo di andare da un nutrizionista ed essendovi presentati all’appuntamento.
Ora quello che dovete fare è continuare ogni giorno ad affettare quel mastodonte, senza colpevolizzarvi se capitano scivoloni e senza usare gli scivoloni come scuse mentali per aggrapparvi alla vostra comfort zone e tornarci dentro con tutti e due piedi.

Quante volte vi sento dire in studio che per uno sgarro avete mandato a monte il percorso di settimane o di mesi perché avete poi ricominciato a mangiare come prima? È come iniziare a tagliare a fette l’elefante per poi scappare e lasciare che a lui ricresca tutta la parte che eravamo riusciti a mangiare, significa poi trovarsi con un elefante ancora più grosso da affettare.

E allora su, rimbocchiamoci le maniche, facciamo un bel respiro, riempiamo la mente di pensieri belli, prendiamo forchetta e coltello e iniziamo a mangiare l’elefante.

A fette. Senza fretta. Senza sosta

Nutrizione funzionale e alimenti funzionali

Pubblicatodi il Gen 4, 2019 in Nutrizione Funzionale
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Leggiamo sempre più spesso di alimenti funzionali e super foods, cosi come di Nutrizione Funzionale e spesso come se fossero la stessa cosa.

Non è propriamente cosi

Gli alimenti, per dirsi funzionali, devono apportare a chi li assume benefici che superino il loro valore nutrizionale
sui suoi organi – che lo consuma.
. Comprendono una vasta gamma di cibi, tra cui, alcuni tipi di prodotti industriali. Da definizione, un alimento funzionale possiede una bioattività, cioè è in grado di svolgere un’azione sull’organismo vivente – o

Vi rimando all’interessante articolo della mia collega Dottoressa Giovanna Pitotti per un bell’approfondimento, qui

La Nutrizione Funzionale è una disciplina che aggiunge all’approccio della Medicina Funzionale la parte nutrizionale.

Come per la Medicina Funzionale, anche per la Nutrizione Funzionale, il paziente è al centro di tutto l’intervento. Intervento volto ripristinare un equilibrio che è venuto a mancare in un momento del passato e che ha causato un “crollo del sistema” della persona che noi professionisti abbiamo davanti.

Inoltre, la condizione del paziente non è vista come uno stato, ma come un processo, qualcosa di dinamico e il Nutrizionista Funzionale deve occuparsi del passato e del futuro del suo paziente, non soltanto del suo presente.

Per questo motivo, il percorso insieme non sarà limitato a poche settimane e i piani nutrizionali potranno essere diversi durante il cammino insieme, in modo da far fronte alle mutate esigenze della persona che si rivolge a noi.

In Nutrizione Funzionale, si prende in considerazione la bioattività, o la potenziale bioattività, di ogni alimento, non solamente di quelli considerati funzionali per convenzione.

I frutti rossi, l’olio extravergine di oliva, il cioccolato, sono alimenti che rientrano nella definizione ufficiale di “funzionale”, ma chi si occupa di Nutrizione Funzionale non solo conosce tutte le proprietà di questi cibi oramai famosissimi, sa anche che carboidrati, grassi e proteine hanno una bioattività. In aggiunta, sa che alcuni alimenti noti ai più perché “salutari” possono, in alcuni casi patologici, o di squilibri ormonali, fare più male che bene. In questi casi, quindi, ne limiterà o escluderà l’assunzione, per periodi più o meno lunghi. di bas

Pertanto, a partire dagli effetti bioattivi dei macronutrienti – glucidi, protidi, lipidi  – sino ad arrivare a quelli dei microelementi – vitamine, sali minerali – per proseguire con l’acqua, il Nutrizionista Funzionale potrà stilare uno o più piani tagliati sartorialmente per la persona che a lei o lui si rivolge. 

L’integrazione riveste un ruolo importante in Nutrizione Funzionale, da suggerire ovviamente soltanto in caso di necessità accertata. La scelta delle combinazioni di supplementi alimentari (gli integratori) si affiancherà a quella delle aziende produttrici piu serie in termini di produzione e scelta delle materie prime.

Oltre a ciò, chi si occupa di Nutrizione Funzionale, prende in considerazione aspetti non propriamente nutrizionali della vita dei suoi pazienti, quali, per esempio, l’atteggiamento alle eventuali patologie, il racconto interiore, l’attivita fisica, la socializzazione. Potrà quindi suggerire ai propri pazienti di rivolgersi ad altri professionisti, per indicarne due tra i tanti, psicologi e personal trainer.

In conclusione: conoscere tutti gli alimenti funzionali disponibili e occuparsi di Nutrizione Funzionale non sono la stessa cosa, il secondo approccio sposta l’asticella dell’approccio nutrizionale un po’ più avanti, verso quello che io e alcuni miei colleghi pensiamo che sarà il futuro della nostra disciplina.

 

Referenze

https://www.nutrition.org.uk

https://www.eatright.org

Vetro – settimana 32 di #savehumansthursday

Pubblicatodi il Set 20, 2018 in Save Humans Thursday
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Il vetro è un materiale dall’uso antichissimo che esiste in natura.

Si forma quando piccole particelle di quarzo si fondono a causa di alte temperature (il calore di un’eruzione vulcanica, un fulmine che cade su di una spiaggia quarzica) e si solidificano poi. È un fluido solidificato.
Già in Mesopotamia 9000 anni fa l’uomo aveva capito come produrre il materiale che già conosceva e usava perché reperibile in natura, pensiamo per esempio alle punte di ossidiana per le lance o ai raschietti dello stesso materiale che si ritrovano in reperti preistorici.
Il manufatto di vetro lavorato più antico che conosciamo oggi è una piccola coppa egizia colorata custodita al museo di Monaco di Baviera e risale al 1500 a.C

Il vetro è plasmabile, resistente e impermeabile, inodore e insapore, consente quindi di conservare unguenti, cosmetici, profumi, cibi, bevande senza alterarne le proprietà organolettiche.

Non viene prodotto con materie prime inquinanti, può essere riutilizzato pressoché all’infinito e si ricicla numerosissime volte, pertanto è considerato un materiale “pulito”.

Ve ne parliamo oggi, non tanto per la sua storia affascinante, che si intreccia con quella dell’Uomo moderno, ma per il suo utilizzo in cucina e il suo impatto ambientale minimo grazie alle sue qualità fisico-chimiche che consentono di riciclarlo in modo molto efficiente.

Innanzitutto il vetro non brucia se riscaldato, non produce perciò gas serra e consente di risparmiare energia rispetto al riciclaggio di altri materiali. Inoltre, il suo riciclo cosi energeticamente conveniente consente di
risparmiare sull’utilizzo di altri materiali, piu inquinanti e piu dispendiosi da trattare negli impianti di riciclaggio.
Separarlo dagli altri rifiuti al momento della raccolta differenziata gia a casa ci permette di garantire e aumentare il volume di questo processo di riclaggio ritenuto ecologico. Per darvi qualche numero: ogni tonnellata di rottame rifuso permette di risparmiare 1,2 tonnellate di materie prime e circa 100 Kg di combustibile.

Il vetro è il materiale ideale per conservare i cibi, le bevande, gli olii nelle nostre dispense e nei nostri frigoriferi. Come dicevamo, non trasmette sapori e odori al proprio contenuto ed è impermeabile, possiamo quindi usarlo per i solidi e per i liquidi.

Eccovi qualche consiglio pratico, oltre alla classica conservazione dei biscotti

  1. i vasetti dello yogurt o comunque quelli piccoli possono essere usati per portare al lavoro uno snack a base di frutta secca
  2. i vasetti della marmellata si possono usare per conservare in frigo gli spicchi dei limoni
  3. i vasi grandi, quelli per esempio delle confezioni famiglia di olive, possono essere riempiti a strati con il nostro pranzo da portarci in giro: sotto i cereali, poi la verdura, sopra il formaggio o la carne. In un altro piccolo vaso porteremo olio, pepe, sale e aceto e condiremo così la nostra insalata mista al momento del consumo
  4. per portare con noi le uova sode possiamo usare i vasi un poco più panciuti
  5. per le spezie, il sale, lo zucchero i vasi in vetro sono l’ideale per la conservazione in dispensa
  6. quelle che erano le bottiglie della birra, se verde scuro o marrone, sono molto comode per porzionare l’olio di oliva comprato in lattine da 5 o 10 litri al frantoio
  7. in frigorifero per riporre gli avanzi dei pasti, scegliendo i vasi in base a forma e dimensione
  8. il brodo si conserva molto bene in freezer nei vasi di vetro (attenzione a non riempirli fino all’orlo)

Avete l’abitudine di riutilizzare i contenitori in vetro e di separarlo nella vostra raccolta differenziata domestica?

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Francesca De Filippis – Biologo Nutrizionista Bologna

Dott.ssa Livia Galletti Biologo Nutrizionista

La dieta persona

Pubblicatodi il Set 16, 2018 in Cibo per la Mente - La MangiaLibri
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La Dieta Persona

Tiziana Stallone

Tre60 2018 cartaceo

Conosco l’autrice e questo rende piu complicata la recensione.

In campo biomedico si usa un termine quando qualcuno guarda i dati senza essere obiettivo: bias. In italiano lo traduciamo con pregiudizio ma non è una traduzione perfetta, perché nella nostra lingua pregiudizio ha un significato solo negativo, bias risponde più alla traduzione dell’etimologia pre-giudizio: avevo un mio parere prima ancora di vedere i fatti e questo ha rovinato la mia obiettività. Poteva anche essere un parere positivo, non solo negativo.

Ecco, su questo libro ho un bias positivo, conosco Tiziana e mi piace molto. E il libro assomiglia tantissimo a lei. Dovevate saperlo prima di leggere cosa ne penso.

Il libro si apre con una corposa parte molto chiara di spiegazioni sul perché non dimagriamo e, soprattutto, sul perché ingrassiamo. Cenni di fisiologia della nutrizione, del metabolismo e del tessuto adiposo, spiegati in modo molto comprensibile senza che sia banalizzato alcun concetto. Il concetto di personalizzazione viene ribadito in continuazione, e concordo totalmente che sia la chiave per aiutare qualsiasi paziente arrivi nei nostri studi.

La seconda parte del libro descrive, anche grazie al pregevole aiuto dello psichiatra Domenico Mazzullo, quattro tipi di mangiatore. Che non vi anticipo, ma vi dico già che mi sono riconosciuta in uno anche senza essere sovrappeso.

Per ogni tipo di mangiatore abbiamo una bella introduzione, per capirlo o capirci e un’idea di dieta, uno schema ben personalizzabile per ciascuno.

Lo consiglio a tutti i colleghi: i giovani, perché possano subito capire che i quello che le università insegnano non sempre si ritrova nella pratica di ogni giorno; i più esperti che magari oramai, annoiati da anni di esercizio della professione si sentono senza stimoli; gli innamorati del nostro lavoro, ma anche i delusi e arrabbiati, c’è molto amore per ciò che studiamo e facciamo e per i pazienti in queste pagine.

Lo consiglio ai pazienti, perché possano magari capirne di più sulle basi di quello che succede quando mangiamo.

In questo periodo in cui di nutrizione parla chiunque dicendo qualsiasi cosa e con qualunque mezzo di divulgazione, credo che nozioni vere, spiegate bene, ma alla portata di tutti, siano una ventata di chiarezza.

A tutti lo consiglio sperando che si riconoscano nei tipi descritti – o in mescolanze di questi tipi. Se vi capita, mi fate sapere che tipo di mangiatore siete?

“Paleo” Banana-bread del riciclo

Pubblicatodi il Mag 4, 2018 in Le ricette
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Il Banana-bread è un dolce tipo plum cake di origine americana, facile da preparare e molto utile per recuperare le banane troppo mature. A seconda di cosa altro avete disponibile in dispensa e che sta per scadere, vi consiglio di arricchirlo con cioccolato fondente o frutta secca.

Questa versione è senza glutine e senza derivati del latte, adatta a celiaci, intolleranti al lattosio, a chi segue un’alimentazione di tipo antinfiammatorio.

Ingredienti

(6-8 porzioni)

120 g di farina di mandorle

4 cucchiai di cocco rapè

2 banane e 1/2

3 uova da galline free range

1 cucchiaino di miele

1 cucchiaino di bicarbonato

una manciata di uvetta o 2 datteri o 2 albicocche secche (a seconda dei gusti)

1 pizzico di sale

1/2 banana per guarnire

circa 40 g di cioccolato fondente

Procedimento

Mescolare la farina di mandorle, con il cocco rapè, il bicarbonato, il sale e il cioccolato tritato grossolanamente al coltello.

In un robot o nel bicchiere del frullatore mettere le uova, il miele, le banane e la frutta disidratata se si gradisce usarla. Frullare alla massima potenza per un paio di minuti, o comunque fino a quando il composto diventa omogeneo.

Aggiungere gli ingredienti umidi a quelli secchi e mescolare con delicatezza.

Ungere uno stampo da plumcake con olio di cocco o olio extravergine di oliva dal sapore delicato e cospargere di cacao in polvere o farina di mandorle, versare il composto.

Cuocere per 45-50 minuti a 180º nel forno statico.

 

Olio nutriente e rilassante con olio di cocco e vaniglia

Pubblicatodi il Apr 25, 2018 in Nutri la tua bellezza
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Olio di cocco e vaniglia per la nostra pelle!
L’#oliodicocco è ricco di vitamina E, una molecola antiossidante molto preziosa per contrastare l’invecchiamento della pelle Inoltre, il suo alto contenuto di acidi grassi lo rende molto nutriente per l’epidermide.
L’olio di #mandorladolce ha anch’esso proprietà anti invecchiamento ed è utilizzato da secoli come potente anti smagliature.
La #vaniglia, conosciuta da tutti per il suo profumo inebriante, contiene molecole antiossidanti e calmanti, meglio rese disponibili se disciolte in un mezzo grasso.
Scaldate a bagnomaria 200 grammi di olio di cocco extravergine e scaldatelo a bagnomaria nel microonde o sul fornello, mescolatelo poi con due cucchiai di olio di mandorle dolci e i semini estratti da una bacca di vaniglia.
Ponete la miscela in un barattolo largo e n
on troppo alto ponete (perché sotto i 24 °C l’olio di cocco è in stato solido). Iniziate a utilizzarla dopo una settimana spalmandola sulla pelle umida, magari prima di coricarvi, in modo da godere di tutte le sue proprietà elasticizzanti, antiossidanti e calmanti.

Maschera rigenerante capelli all’olio di mandorle dolci

Pubblicatodi il Apr 18, 2018 in Nutri la tua bellezza
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Olio di mandorle dolci?

Si: sui capelli! Per l’appuntamento settimanale della rubrica Nutri la Tua Bellezza vi parliamo di una maschera rigenerante e idratante utile in caso di capelli secchi crespi e per le punte inaridite.

Vi serviranno solo: olio di mandorle dolci spremuto a freddo, semi di zucca, #semidigirasole e un frullatore.

L’olio di mandorle dolci è ricco di acidi grassi mono e polinsaturi e di vitamina E, che gli conferiscono proprietà emollienti, lenitive, antando via gli eccessi con acquaiossidanti e riparatrici per i capelli danneggiati.
Inoltre il magnesio contribuisce a contrastare il diradamento.

Dai semi di zucca e di girasole:
Selenio, un aiuto in caso di capelli grassi, e zinco, antiossidante e importante per il rinnovamento delle celle cellule del cuoio capelluto.

La maschera può essere utile anche per le unghie fragili e che tendono a spezzarsi.

Per preparare la maschera dovrete tritare i semi nel mixer fino a renderli una farina e unire l’olio di mandorle per ottenere una consistenza non troppo liquida. La maschera va applicata dalla radice alle punte prima del lavaggio e tenuta per 20-30 minuti. Successivamente sciacquate e lavate i capelli. È possibile ripetere per 1 o 2 volte a settimana.
Per le unghie, invece, potrete applicare il prodotto almeno 3 volte a settimana, massaggiando per lasciare assorbire l’olio e sciacqu

Maschera viso al cacao, cannella e olio di semi di lino

Pubblicatodi il Apr 11, 2018 in Nutri la tua bellezza
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Ritorna il cacao tra i protagonisti della ricetta di Nutri la Tu Bellezza.
Oggi le sue proprietà antiossidanti, anti radicali liberi e e antinvecchiamento, si fondono con quelle analoghe della cannella per una maschera idratante e levigante. Il succo di limone, invece, potenzierà le caratteristiche disinfettanti e purificanti della cannella per rendere la maschera adatta anche a pelli acneiche. Ad avvolgere il tutto in una consistenza morbida utilizziamo l’olio di semi di lino che fornirà anche un ulteriore supporto antiage e antiinfiammazione.

Preparate la maschera di bellezza miscelando gli ingredienti in polvere con qualche goccia di succo di limone e aggiungendo olio di semi di lino fino a raggiungere una consistenza morbida ma non liquida.
Detergete bene il viso e il collo, magari anche con un peeling e applicate la maschera. Lasciate agire 15 minuti, risciacquate bene con acqua tiepida e poi applicate il vostro siero e la vostra crema abituali.